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La Repubblica.it:
L'arte contro il degrado urbano
I "writers" ridipingono la stazione
di Federica Forte
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La stazione Nuovo Salario, a Roma, decorata da due artisti metropolitani ROMA - Alla città, dicono, vogliono "cambiare i connotati", usando i colori delle bombolette spray e le forme dell'arte urbana. Per rendere vivibile lo spazio cittadino, perché diventi un piacere anche uscire di casa, in periferia, per spostarsi verso il centro. Sintetica, ma chiara la missione estetica alla base del progetto "Qart", che punta a riqualificare strade, muri, piazze, scuole, le aree comuni che appartengono a tutti e a nessuno. Come? Sostituendo il grigio del cemento con il colore, la creatività...
...E lo strumento più appropriato è l'arte: quella Blu e Etnik, due tra gli artisti più apprezzati nel panorama italiano dei writers, che in seguito hanno sviluppato un proprio linguaggio figurativo. In cinque giorni hanno decorato la stazione, trasformato i muri sudici di corridoi e sottopassaggi in un tripudio di arancio e giallo. Sporchi di vernice, pennello alla mano, hanno lavorato - divertendosi, con colonna sonora ad hoc - sotto gli occhi di pendolari rassegnati alla bruttezza del luogo, abituati ad allungare il passo per uscire da quell'ambiente per niente confortevole. "È ora di superare la concezione di edificio pubblico esclusivamente come contenitore di servizi - prosegue Pallotta -. Il nostro è un progetto pensato in primo luogo per i cittadini, da cittadini".
In effetti la stazione - di una città come di un quartiere - è ben più di un biglietto da visita: è l'ambiente che accoglie il viaggiatore finalmente giunto alla meta. Lo stesso vale per il pendolare che ritorna a casa: ecco perché deve essere un luogo dignitoso, meglio se esteticamente curato, in ogni caso vivibile. E l'intervento di "Qart" segna una linea netta tra il prima e il dopo: tra il desolante paesaggio urbano e la sferzata di energia di un ambiente su cui è impressa la traccia dell'impulso vitale dell'arte.

Giovedì 11 maggio 2006
Il Corriere della Sera:
BLU ED ETNIK RIEMPIONO DI COLORI LA VECCHIA STAZIONE

L'arte contemporanea esce dai musei e conquista la periferia. Sarà inaugurata questa sera alle 18 la nuova stazione della ferrovia metropolitana di Nuovo Salario, al centro dell'interessante e innovativo progetto "Qart".Due artisti, Blu ed Etnik, dal 7 maggio scorso hanno decorato la facciata e i muri interni della vecchia stazione: il loro lavoro è stato osservato con interesse dai viaggiatori che ogni giorno usufruiscono della struttura. 3e creazioni di Blu ed Etnik hanno reso irriconoscibili i vecchi e inospitali ambienti: i colori brillanti e le figure stilizzate illuminano ora gli spazi e riescono a suscitare la curiosità anche dei viaggiatori più frettolosi e di quelli infastiditi dalle attese. Il progetto - ideato dall'associazione zerouno3nove e sostenuto da Rfi (la società che gestisce la rete ferroviaria dei nostro Paese) - si propone di dare una caratterizzazione estetica al quartiere Serpentara, nella periferia nord della città.
Durante la serata sarà anche presentato materiale fotografico e video che racconta le varie fasi dell'avventura creativa. (C. De L.)


IN ALTRI TERMINI:
UNA STAZIONE A COLORI

di Silvia Del Vecchio

...Gli artisti chiamati a dipingere la stazione si integrano bene, Etnik lavora molto sulle prospettive mentre Blu inserisce personaggi, figure surreali e critiche nei confronti della società. Vanno oltre i graffiti, hanno acquistato un modo di comunicare comprensibile a tutti.«Questo significa superare il limite del writing, che non dialoga con chi è al di fuori», commenta Simone, tra gli ideatori di "Qart". «Vedo una doppia valenza in questo progetto, uno stimolo per i writers a fare cose in strada, per la città, forme più vicine alla gente e non solo ai graffitari. E dimostrare cge ci sono writers con qualcosa da dire, che ricercano un'evoluzione stilistica che può incontrare i bisogni di chi vive la città, sopratutto la periferia».
L'arte urbana è molto presente in Europa e nel resto del mondo, ma quasi assente dalle città italiane. Le zone periferiche spesso ricevono una riqualificazione superficiale. Con l'arte in mezzo alla strada invece si comunica con le persone, anche se una rappresentazione non piace si mette in moto il dialogo. «La chiave dell'arte aprirà la porta dei quartieri periferici chiusi e anonimi, gli permetterà di diventare "centro" di qualcosa, nuovi contenitori di idee espresse, di stimoli visivi che aiutano a far riflettere sulla forza della bellezza», conclude Simone Pallotta.

5 maggio 2006
EXIBART

Grazie alla collaborazione di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), la società dell’infrastruttura del Gruppo Ferrovie dello Stato, il primo ciclo di inteventi Qart si snoderà in alcune stazioni di Roma, la prima di queste è la stazione Nuovo Salario (Roma nord).

Al Nuovo Salario come a Valmelaina e nel colle della Serpentara, i palazzi cominciano a venire su nella metà degli anni ’70. La loro dimensione e i loro ritmi di costruzione sono chiaramente legati ad un preciso tipo di cultura urbanistico-edilizia che non tutela lo spazio di vita di ogni cittadino, spazio vitale, di persona. Edifici che si alzano come muri di smisurate dimensioni, enormi agglomerati dormitorio che si alternano a spazi verdi che sembrano “inseriti”, forzati, limitati, prestabiliti, quasi a frequentazione forzata.

La stazione Nuovo Salario, sulla linea ferroviaria regionale 1 (FR1), inserita in questo scenario, si presenta come luogo prettamente adibito a soddisfare una funzione, come edificio esistente in quanto contenitore di un servizio.

L’intervento artistico mira a creare una “nuova stazione” dove la dimensione sociale diventi caratteristica fondante. Una socialità che trova la sua ragione d’essere nell’altissima frequentazione dell’unico snodo ferroviario del quartiere...

DIPARTE
Over Ground
Risalita in superficie di un'arte sotterranea.
Elena Salza

<<Sei in una stazione della subway grigia e triste, quando improvvisamente un treno di graffiti sfreccia portando la luce di un mazzo di fiori tropicali>>; così Claes Oldenburg descriveva l’esplosione giocosa e irriverente del “graffitismo” nella metropoli americana.
Erano fiori tropicali attraverso cui riappropriarsi di uno spazio, grafemi, forme e segni attraverso cui segnalare la propria presenza davanti agli occhi sbalorditi dei passeggeri della metropolitana newyorkese. Quei colori tropicali, ora, hanno avvolto a Roma la stazione ferroviaria di Nuovo Salario nella sua interezza davanti a passeggeri sbalorditi, divertiti e probabilmente felici di esserlo.
È stato detto come il writing nasca non tanto da un disagio sociale, quanto piuttosto da un disagio estetico, quello che avvolge nell’anonimato molti spazi del vivere pubblico, facendone, per usare la terminologia introdotta da Marc Augé, dei non luoghi. Non viviamo una mancanza di spazi, bensì una mancanza di luoghi in cui esista una correlazione e una sinergia tra lo spazio e le persone che sono chiamate ad abitarlo.

Assistiamo, dunque, ad uno svuotamento del significato di spazio pubblico: raramente percepito come luogo di relazione e partecipazione, la spazio pubblico ha perso la propria funzione che è quella di essere agorà, <<incrocio di entità mobili, animato dall’insieme dei movimenti che si verificano al suo interno>> . Per sua natura l’arte è cambiare di segno, è stabilire contatti e relazioni tra il sé e il mondo, è conferire nuovi sensi e significati. Nella sue molteplici forme ed espressioni l’arte contemporanea ci sembra, dunque, oggi chiamata a fare degli spazi pubblici luoghi di esperienza estetica, ci sembra dover rispondere ad una mancanza di senso (estetico).

Ben sappiamo come la ricerca artistica del cosiddetto “graffitismo” sia entrata nelle gallerie e musei; tuttavia, siamo convinti che non sia mai venuta meno alla sua natura urbana e che sia destinata a convivere (vivere con) e immergersi nelle realtà dinamiche e molteplici che hanno luogo e crescono nella città.

L’iniziativa “Qart. AlterAzioni di Spazi Comuni”, promossa dall’Associazione Culturale Zerouno3nove presso la stazione di Nuovo Salario, più che porci domande sulla legalità e sul più o meno leggendario vandalismo del writing, sembra piuttosto suggerirci interessanti risposte all’interrogativo che circonda il complesso, e forse poco analizzato, rapporto tra arti visive e spazio pubblico. Nonostante le personalità che hanno lavorato sulle pareti della stazione siano estranee alle dinamiche proprie dei circuiti artistici, sembra legittimo poter inserire questa iniziativa nel contesto più ampio dell’ “arte pubblica”, considerando la vocazione allo spazio urbano che caratterizza il writing sinonimo di vocazione ad una dimensione pubblica e l’esperienza del writing stesso come una fra le possibili modalità di intervento in senso estetico nella città contemporanea.
Consapevole dell’importanza del radicamento nel territorio, l’Associazione Culturale Zerouno3nove - progressione numerica che realizza graficamente il codice di avviamento postale del quartiere Nuovo Salario – ha concepito “Qart” non come un evento, nonostante la natura “performativa” che lo ha caratterizzato, ma come un intervento nel tessuto urbano e sociale della città, nella convinzione che sia <<il contesto a semantizzare l’opera … [e che siano] … le relazioni tra l’opera e il suo contesto a creare nuovi circuiti di energia semantica>>. La scelta della location non è stata casuale: la stazione, spazio della mobilità e della transizione per antonomasia, è stata scelta in quanto espressione di uno spazio pubblico raramente vissuto come tale e sulla base di tale assunto è stata trasformata in uno spazio realmente vissuto e condiviso dalle “entità mobili” che lo abitano.

In attesa che l’ “arte pubblica” da concetto astratto possa concretizzarsi in esperienze ed interventi reali, ci piace pensare a Blu, Etnik e Hitnes come consapevoli eredi della tradizione della pittura murale che, dagli affreschi di Giotto al capolavoro michelangiolesco, passando per Mario Sironi e il Muralismo Messicano, attraversa la California e arriva all’underground newyorkese. In un manifesto redatto da David Alfaro Siqueiros nel 1921 insieme ad altri giovani artisti messicani, si legge: <<Non vogliamo rinchiudere le nostre opere nei musei dove solo chi ha tempo può andarle a vedere (…) se il popolo non può andare a visitare i musei, le esposizione le faremo nelle strade, nei luoghi di ritrovo degli operai e le strade e i ritrovi si trasformeranno in musei. Dipingeremo i muri delle vie, dei palazzi pubblici…>>; nel “Manifesto della Pittura Murale” del 1933 Mario Sironi, Carlo Carrà, Massimo Campigli e Achille Funi dichiaravano che <<la pittura murale è la pittura sociale per eccellenza, [che] essa opera sull’immaginazione popolare più direttamente di qualunque altra forma di pittura>>.

Eredità, dunque, di una tradizione che trova il proprio fondamento nel concetto di socialità dell’arte, nella sua funzione pubblica e nella sua destinazione sociale. Pertanto, non possiamo non leggere le pitture del Nuovo Salario come ri – scrittura e ri – appropriazione di uno spazio in cui convergono etica ed estetica, perchè sovra – scrivere uno spazio significa anche ri – attivarne le superfici come dichiarava Keith Haring, disegnando un nuovo paesaggio che possa, dall’esterno del cosiddetto “sistema Guggenheim”, dialogare con le dinamiche umane che fanno dello spazio un luogo. Crediamo ad una estetica non distinta dall’etica e ad una poetica che è sempre politica. Sì, lo so, sono di parte.

A. D’Avossa, La questione dei graffiti, in “Domus”, n. 57, maggio 1983.
B. Pietromarchi, Il Luogo (non) comune: arte, spazio pubblico ed estetica urbana in Europa, Fondazione Adriano Olivetti, Roma 2005, p. 9.
F. Alinovi, Arte di Frontiera, 1982, in Arte di Frontiera, catalogo mostra, Mazzotta, Milano 1984.
M. De Micheli, L’arte sotto le dittature, Feltrinelli, Milano 2000, p. 198.
M. Sironi, Scritti Editi e Inediti, a cura di E. Camesasca, Feltrinelli, Milano 1980.
<< I miei disegni vogliono attivare una superficie e diffondere energia. E trasformare una superficie neutra, anonima, dandole personalità.>>, in Intervista a Keith Haring, a cura di F. Alinovi, in “Flash Art”, n. 114, giugno 1983.

Blu e Etnik hanno realizzato un progetto site specific nel quale ogni spazio della stazione è stato pensato  a se stante. I vari ambienti vedono la presenza di figure antropomorfe e prospettive che distorcono visivamente la struttura architettonica preesistente.
Blu ha lavorato sulla presenza, sull'immedesimazione, con centinaia di esseri umani apparentemente uguali, ma che piccole diversità fisiognomiche rendono unici, sfociando a volte nel surreale e nel grottesco. Da questa tipologia si è invece allontanato nella decorazione della prima rampa di scale, dove un rosso tremolante, che produce un forte impatto optical, racchiude quattro mani incrociate, dove due di queste gettano delle monete nelle altre, drammaticamente bucate. 

Etnik ha invece incastrato una decorazione composta da decine di bambini che si disegnano l'un l'altro con delle prospettive spaziali e delle zone in cui il colore crea dei design di stampo grafico. Le prospettive riescono a rimodellare le forme della stazione, proponendo al viaggiatore una visione spaesante e una continuazione immaginifica dello spazio reale.
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